Il Lago Scaffaiolo... tra leggenda e realtà.

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Il lago Scaffaiolo è situato a quasi 1800 metri slm nel comune di Fanano e fa parte del Parco Regionale. 

foto Giorgio Barbato
Il lago è situato sotto la vetta del monte Cupolino a meno di un ora di cammino dal passo della Croce Arcana e a due dal Corno alle scale. E’ prossimo al confine tra il comune di Fanano e quello di Lizzano in Belvedere.

La sua esistenza si deve alle abbondanti precipitazioni ed all'impermeabilità del terreno.
Il lago è profondo circa 6-8 metri ed il suo fondo è limaccioso e quindi traditore.

Ai margini del lago c’è il Rifugio Duca degli Abruzzi che ha avuto una storia piuttosto travagliata, infatti il primo rifugio fu inaugurato il 30 giugno 1878 grazie alla volontà del CAI di Firenze e quello di Bologna.
Fu probabilmente il primo rifugio dell'Italia settentrionale.
Il 23 agosto 1902 fu ricostruito e dedicato al principe Luigi di Savoia appunto il Duca degli Abruzzi.
A causa della guerra e degli atti vandalici il rifugio fu riedificato per ben tre volte, l'17 settembre 1911, il 29 agosto 1926 e nell'estate del 1965, quando fu costruito in lamiera dipinta di giallo.
Infine il 30 settembre 2001 è stato inaugurato il nuovo rifugio come lo possiamo ammirare oggi, in muratura, decisamente più consono all'ambiente del precedente.

l'antico rifugio
Dopo avervi abbondantemente narrato la storia dei suoi rifugi ora vi parlo della sua leggenda:
recitava il Boccaccio «scaffaggiuolo, lago picciolo è nell'Appennino, il quale fra la regione di Pistoia e Modena s'inalza, e più per miracolo che per la copia dell'acqua memorabile, perocché, come dànno testimonianza tutti gli abitatori, se alcuno da per sé, ovvero persorte, sarà che getti una pietra o altro in quello, che l'acqua muova, subitamente l'aere s'astringe in nebbia e nasce di venti tale fierezza che le querce fortissime e li vecchi faggi vicini o si spezzano o si sbarbano dalle radici . Che potrò dir io degli animali, se alcuni ce ne sono, se gli alberi si rompono? E così la tempesta tutto dì a tutti nemichevole alcuna volte persevera.»
La leggenda popolare narra infatti che se getti un sasso nel lago immediatamente si alzano nebbie e venti così forti da portarti via!

Pare che anche Giosuè Carducci faccia menzione di questa leggenda in una sua poesia ma dalla descrizione dei particolari e dei luoghi si può dedurre non vi sia mai salito.

Chi vi è salito è certamente il Giusti Giuseppe che nelle sue prose recita: "Da San Marcello ci partimmo la notte alle tre per salire al Lago Scaffaiolo, posto nella sommità delle montagne che dividono il Toscano dal Bolognese e dal Modenese. Volevamo essere lassù alla levata del sole, per vederlo sorgere dall'Adriatico in tutta la sua maestà. Salimmo per nove o dieci miglia (e le miglia di montagna son miglia da lupi come le nostre da ingegneri) incontrando prima i castagneti, poi i faggeti, perchè da un certo punto in su il castagno non ci alligna. Passati i faggeti e toccate le ultime cime, non vedi più uno sterpo non che una pianta, ma per tutto praterie immense tutte in declivio, interrotte di quando in quando da scoscendimenti prodotti dall'acqua o da grandi rottami di rocce sporgenti che chiamano macereti, quasi ammassi di macerie. Dal giugno a tutto settembre, quelle cime sono gremite di mandre di pecore e di cavalli tenuti in pastura dai padronati della montagna e del piano; ora le vedi deserte affatto; e quei prati cedenti sotto i passi come cosa soffice, quei cespugli folti, quell'erba gialla e bruciata dalle brinate, tanto al colore che al senso del piede ti danno immagine come se quelle sommità fossero coperte tutte da una grande stoia di queste col pelo.”

in barca sul lago
Una seconda leggenda vuole che al centro del lago vi sia un gorgo che si rivela solo quando il viandante si immerge nelle acque... tanto profondo e pericoloso da non dare scampo, giacchè il lago pare essere collegato attraverso canali e gallerie direttamente al mare !!!
A suffragare la teoria del gorgo si narra di un giovane che affogò sprofondando nelle acque del lago...
Il corpo del giovane non venne mai ritrovato ma la sua catenina d’oro fu rinvenuta accidentalmente su un masso del fiume Dardagna vicino a Poggiolforato!!!

Il lago probabilmente deve il suo nome dalla parola dialettale ‘scaffa’, termine con cui noi montanari indichiamo un avvallamento o una conca: infatti diversamente dagli altri laghi dell’Appennino tosco-emiliano la massa d’acqua è di forma quasi di un parallelogramma non ha origine glaciale.
Il lago deve infatti la sua nascita ad azioni di alterazione fisica e chimica e dalle azioni di neve e vento...
foto Giorgio Barbato
Ci sono alcune cose insolite che caratterizzano il lago, esse sono:
l’assenza di immissario ed emissario, la quasi totale mancanza di vegetazione lacustre,
l’assoluta assenza di pesci,
e il fatto che l’acqua, anche in piena estate, non evapora mai.
Quest’ultima stranezza è dovuta alla natura limacciosa del terreno, alla totale assenza di vegetazione ed alle rigide temperature che ne impediscono l’evaporazione. Il lago infatti è alimentato solo dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi.

Ma.. nel racconto del Boccaccio... non notate qualcosa di strano? 

In effetti si parla di faggi e querce ma oggi non ve ne è traccia.... Come mai? Mutamenti climatici o microclimatici? oppure le forti tempeste che qui si formano repentine? oppure... l’opera delle accette dell’uomo?
Forse non lo sapremo mai....

Una curiosità: della leggenda del Lago Scaffaiolo pare si interessasse anche il celebre regista Pupi Avati: la scena finale del suo film ‘Una gita scolastica’ è infatti ambientata sulle sponde di un lago che... assomiglia proprio al nostro!

Se conoscete altre curiosità ed informazioni o se ho commesso errori vi prego di segnalarmeli.

Grazie.

foto Giorgio Barbato


Vi lascio con l'indirizzo del rifugio: 
Località Lago Scaffaiolo, 41021 Ospitale, Fanano MO
Telefono: 0534 53390



Fonti: Giovanni Boccaccio "De Montibus, silvis, fontibus et fluminibus", e leggende locali, Fonte Wikipedia, internet, ilrestodelcarlino, Parco regionale del Corno alle Scale, Giusti Giuseppe. 

Ringrazio Giorgio Barbato per le stupende fotografie.

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